Il principio che i fratelli Consigli hanno sempre seguito è quello di prendersi cura dei propri prodotti dall’inizio alla fine.
Le parti d’acciaio che formano i coltelli, cioè lame, molle (detti anche archetti), sodi o fascette, vengono ottenute per tranciatura su stampi molte volte fatti dagli stessi artigiani che realizzano il coltello; dalle lastre o dalle bandelle d’acciaio vengono così ricavati i primi pezzi che

dovranno affrontare i delicatissimi processi di tempera e rinvenimento.

Momenti che acquistano un fascino particolare e che esaltano l’abilità di chi li conduce. Ancora oggi l’esperienza di un tempo, quando si giudicava la buona riuscita dell’operazione facendo cadere la lama per terra e ascoltandone in religioso silenzio il suono, è un patrimonio prezioso per ottenere lame e molle della durezza e dell’elasticità ritenute ottimali.

La temperatura del forno per arroventare l’acciaio al calor bianco e i tempi per il raffreddamento in olio vengono ancora guidati dalla pratica e da quel qualcosa di indeterminato e di difficilmente definibile che viene ispirato dai lunghi anni trascorsi davanti al fuoco. Così avviene anche per il rinvenimento, cioè quel processo che riscalda di nuovo la lama per eliminare l’effetto indesiderato di fragilità che l’acciaio acquista durante la tempera (che gli conferisce invece la durezza). Da lì in poi, è un continuo ripetersi di operazioni attente, tramandate di padre in figlio, anno dopo anno, che si susseguono in un ritmo cadenzato aggiungendo non solo un particolare in più al coltello che nascerà, ma trasmettendogli attraverso le mani dell’artigiano un sapore antico che viene da lontano.

I coltelli Consigli, ancora oggi, sono fatti con maniche  di corno (così si chiamano a Scarperia le guancette che compongono il manico) ottenute squartando il corno intero, valutandolo, scrutandolo,

leggendovi qualcosa di indefinito, quasi accarezzandolo per scegliere l’orientamento ottimale del taglio.

Solo così, con questi movimenti lenti e rituali, si può ridurre al minimo la possibilità degli sfaldamenti del corno, e grazie all’occhio reso esperto dai tanti anni di lavoro si possono scegliere le venature migliori e ridurre al minimo gli scarti di materiale.
Ancora oggi le maniche così ottenute vengono scaldate sul fuoco, passate alla fiamma

 rispettando empiricamente i passaggi in base agli spessori, addolcite e rese malleabili per poter essere appiattite mediante pressatura.

Segatura, sagomatura, spianatura abbozzano la nuova creazione e già permettono di cominciare a distinguere una zuava da un pattada piuttosto che da una mozzetta. Sono circa 40 le operazioni che danno vita ad un coltello Consigli e si susseguono e si intrecciano con differenze e varianti legate ai diversi modelli ma comunque sempre rispettando criteri di grande manualità ed abilità artigianale: lo scavo del cannello prepara l’aggiunta della fascetta; il primo montaggio, dopo le forature e lo scavo della sede per lama e molla, permette di assemblare le prime parti metalliche (molla e lama, appunto) assicurando un montaggio provvisorio.
Il secondo montaggio fornisce invece il meccanismo definitivo unendo ai manici le lame ormai arrotate e affilate con la prima affilatura, che poi saranno smerigliate  e poi ripassate di nuovo all’affilatura conclusiva.

La triangolatura, con i suoi movimenti plastici e decisi

racchiude qualcosa di misterioso ed elegante e grazie ad essa il manico assume la sua forma definitiva, pronta ormai per gli ultimi passaggi, quelli di rifinitura:

con differenti nastri abrasivi appropriati e con operazioni di lucidatura, il coltello è pronto per essere sottoposto al controllo qualità, ultimo severo esame prima di essere affidato alle cure dell’appassionato più esigente.

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